Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al WEF Davos, 22 gennaio 2026 (Ansa)
Sembra essere un positivo passo verso un’effettiva soluzione diplomatica alla crisi in corso – ormai – da quatto anni ininterrotti quello fatto recentemente dalla Russia che si è detta disposta ad accettare in Ucraina un governo di transizione guidato dall’ONU: una vera e propria apertura che arriva, peraltro, a margine delle recenti polemiche che l’Unione Europa e la stessa Ucraina hanno rivolto ai negoziati di pace condotti da Trump; finiti – pur indirettamente – al centro della conferenza di Monaco.
A esprimere la nuova posizione russa sull’Ucraina è stato il vice degli Esteri Mikhail Galuzin durante una recente intervista rilasciata all’agenzia Tass, ricordando che fu lo stesso Putin a proporre l’idea già lo scorso anno: l’ipotesi sarebbe quella di accordarsi su un effettivo cessate il fuoco, purché a questo segua immediatamente l’insediamento di un nuovo governo – dal quale, ovviamente, Zelensky sarebbe escluso – guidato dall’ONU e che dovrebbe garantire la pace tra i due paesi.
Nel frattempo, lo stesso Galuzin è tornato ad attaccare direttamente e apertamente l’Unione Europea, criticando la “costante rigidità nel rifiutare il dialogo” con la Russia anche in un momento in cui gli altri paesi (USA soprattutto) si stanno riavvicinando progressivamente al Cremlino; sottolineando che sarebbe proprio a causa di questo atteggiamento che Bruxelles è stata completamente esclusa dai negoziati formali.
