Nigel Farage (Foto: ANSA-EPA)
Sembra ormai chiaro che il Regno Unito che nel 2019 votò ampiamente a favore della Brexit sotto la guida del controverso BoJo – ovver l’ex primo ministro conservatore Boris Johnson – sia ormai archiviato, superato e dimenticato con l’attuale amministrazione di Keir Starmer che, con la coda tra le gambe, è tornata negli alti palazzi di Bruxelles e Stasburgo per chiedere una normalizzazione dei rapporti europei: un’occasione prontamente accolta dall’UE che – secondo uno scoop lanciato dal Financial Times – avrebbe chiesto di mettere al bando Farage, il populista trumpiano che macina consensi.
In un’analisi pubblicata su ilSussidiario.net, Nicola Berti nota come – in realtà – attualmente non vi sia nessun reale piano per revocare la Brexit, in un contesto geopolitico in cui Starmer ha trovato un fidato compare in Macron, ormai prossimo a lasciare per sempre il suo scranno dorato per via dell’ineleggibilità dopo i mandati che sta per concludere: cosa ci sia veramente dietro alla clausola anti-Farage appare, dunque, evidente con il primo ministro britannico che sta (forse disperatamente) cercando di preservare quel poco consenso che gli è rimasto in patria.
D’altra parte, è altrettanto chiaro che una clausola anti-Farage altro non farebbe se non far infuriare il popolo britannico: se all’UE (e a Starmer e Marcon) non piace la deriva trumpiana, infatti, è innegabile che il leader populista sia attualmente tra i più gettonati nelle strade londinesi, con gli elettori che sembrano chiedere a gran voce un ritorno a quell’isolamento imperiale che caratterizzò la “Vecchia Albione”.
