Lavoro (Foto da Pixabay)
La guerra in Medio Oriente e lo stop ai transiti nello Stretto di Hormuz rischiano di colpire l’industria europea anche tramite un fattore meno discusso rispetto al gas e al petrolio: l’alluminio. Gianclaudio Torlizzi, consigliere per il Ministro della Difesa sul ruolo delle materie prime, spiega a IlSussidiario.net che il Golfo Persico è diventato negli ultimi vent’anni uno dei principali hub mondiali di produzione di questo metallo grazie alla disponibilità di energia a basso costo. Paesi come Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar producono circa l’8% dell’alluminio globale, pari a oltre 6 milioni di tonnellate l’anno, gran parte delle quali transitano proprio tramite lo Stretto di Hormuz.
Per l’Europa questo flusso è fondamentale: l’alluminio è inserito tra i 17 materiali critici dello European Critical Raw Materials Act ed è indispensabile per settori come automotive e difesa. Il problema è che l’Unione Europea consuma circa 15 milioni di tonnellate l’anno, ma dipende per oltre il 90% dalle importazioni.
Se le tensioni con l’Iran dovessero bloccare i traffici nel Golfo, l’industria europea rischierebbe quindi una nuova crisi di approvvigionamento dopo quella energetica. Il rischio è che il rincaro dell’energia e l’eventuale interruzione delle forniture di alluminio si traducano in un doppio colpo per la manifattura europea, già sotto pressione per i costi industriali e la competizione mondiale.
