New York Stock Exchange, 7 aprile 2025 (Ansa)
Mentre imperversa lo scontro diplomatico tra UE e USA incentrato sulla decisione di Trump di annettere a tutti i costi la Groenlandia, tra i 27 c’è chi ventila la possibilità di adottare misure contro Washington, tra le quali ritorsioni – potenzialmente gravissime – contro il mercato finanziario statunitense: un’arma che, secondo un’analisi condotta da Paolo Annoni sulle pagine de ilSussidiario.net, finirebbe più per danneggiare l’Unione Europa che gli USA, innescando una crisi di ampissima portata.
L’idea di Bruxelles – per ora, fortunatamente, ventilata solo a bassa voce in qualche corridoio – sarebbe quella di vendere parte di quei circa 12mila miliardi di asset finanziari detenuti dagli USA nel Vecchio continente, potenzialmente fissando un limite alle azioni e alle obbligazioni statunitensi: teoricamente si tratterebbe di una mossa “a costo zero” che aumenterebbe – sempre sulla carta – la pressione sugli USA; facendo capire a Trump che con Bruxelles non si scherza.
La realtà, però, sarebbe ben diversa perché se da un lato è vero che per gli USA si tratterebbe di un duro colpo, per l’UE potrebbe trasformarsi una mossa suicida: a farne le spese, infatti, sarebbero soprattutto i membri economicamente più deboli del Vecchio continente che – per l’attuale assetto della politica comunitaria – non godrebbero di alcun salvagente lanciato da Bruxelles; mentre l’impostazione federale degli USA permetterebbe a Trump di salvare i suoi paesi che uscirebbero a pezzi dalla guerra con l’Europa.
