Trump e Netanyahu (Foto: Ansa)
Tra gli obiettivi della guerra in Iran per Usa e Israele c’è quello di individuare e neutralizzare le scorte di uranio arricchito accumulate dal regime di Teheran, ma non è affatto certo che i bombardamenti possano raggiungere questo risultato. Proprio l’incertezza su dove si trovi starebbe spingendo Donald Trump e Benjamin Netanyahu a valutare un’opzione molto più rischiosa: l’invio di una task force terrestre per recuperare o distruggere direttamente le scorte iraniane.
Secondo le stime dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), prima dell’inizio della guerra l’Iran possedeva oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, distribuiti soprattutto nei siti di Isfahan e Natanz. Una quantità che, secondo gli esperti, potrebbe teoricamente essere sufficiente per produrre circa 10 ordigni nucleari se ulteriormente raffinata. Il problema è che, dopo l’inizio del conflitto e la chiusura delle strutture agli ispettori internazionali, non è più chiaro dove siano state trasferite queste scorte: i raid aerei condotti finora potrebbero non aver colpito gli obiettivi decisivi.
Proprio per questo, secondo indiscrezioni riportate da fonti internazionali, i leader di Usa e Israele avrebbero discusso la possibilità di inviare reparti speciali sul territorio iraniano con il compito di localizzare e prelevare l’uranio arricchito, ma l’operazione è ritenuta estremamente rischiosa, perché oltre alla difficoltà di individuare i depositi, una missione del genere richiederebbe un massiccio dispiegamento di truppe e copertura militare per proteggere i soldati da una probabile reazione delle forze iraniane. Per questo motivo molti analisti ritengono che l’intervento possa rivelarsi troppo costoso e potenzialmente inefficace.
