Trump davanti al Congresso USA (Ansa)
Percepito dalla base Repubblicana (perché quella MAGA è profondamente contraria agli interventi militari) come un vero e proprio successo per Trump, in realtà il voto di qualche giorno fa nel Senato USA sulla guerra mossa in Iran secondo John Merritt altro non è che l’ennesima dimostrazione dell’inefficienza del Congresso e – soprattutto – del War Powers Act che dal 1973 dovrebbe rimettere nelle mani dell’organo di controllo del potere statunitense il diritto di dichiarare formalmente l’avvio di un conflitto.
Un testo – ricorda Merritt – che nacque sulla spinta emotiva degli scandali legati alla guerra in Vietnam e che prevede l’obbligo di informare il Congresso di un conflitto entro le 48 ore successive e di fermarlo entro 60 giorni nel caso in cui quest’ultimo non lo approvi: una legge sicuramente importante, pensata per tutelare i “giovani americani [dalle] decisioni prese in segreto”, ma che storicamente ha assunto il valore di carta straccia.
Trump, infatti, rappresenta solamente l’ultima delle eccezioni alla regola, con un totale di 43 dei 45 presidenti che hanno mosso guerre di ogni tipo senza nessuna approvazione da parte del Congresso sfruttando questa o quell’altra scappatoia: così “la prassi ha creato i precedenti” e oggi al popolo statunitense non resta più nessuna certezza sul fatto che – da un momento all’altro – potrebbero scoprire che il loro figlio, nipote o padre morirà nell’ennesimo conflitto inutile.
