Il discorso di Trump alla Casa Bianca (Ansa)
Con le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla NATO i rapporti tra Usa ed Europa si fanno ancor più tesi: il presidente ha definito l’Alleanza Atlantica una “tigre di carta”, incapace di assumersi responsabilità nei teatri chiave, come lo Stretto di Hormuz, rivelando che sta valutando “seriamente” l’uscita, soprattutto dopo il rifiuto degli alleati di intervenire contro l’Iran.
Trump accusa da tempo i Paesi europei di beneficiare della protezione americana senza contribuire adeguatamente, ma l’ipotesi di un ritiro non dipende solo dalla volontà presidenziale. C’è una legge approvata tre anni fa – la cosiddetta “anti Trump” – che fissa delle condizioni precise per l’uscita dalla NATO, ad esempio deve essere autorizzata da una maggioranza qualificata del Senato o da un atto del Congresso, limitando di fatto un’azione unilaterale.
Paradossalmente, tra i promotori della norma figura l’attuale segretario di Stato Marco Rubio, che oggi invita a “riesaminare” il rapporto con l’Alleanza, adottando toni più cauti rispetto al presidente. Ma più che un’uscita imminente, la minaccia di Trump sembra come uno strumento politico per ridefinire gli equilibri dell’Alleanza, anche se il segnale resta forte e chiaro: la guerra in Iran sta mettendo in discussione uno dei pilastri della sicurezza occidentale.
