Donald Trump in campagna elettorale in Texas durante le presidenziali del 2024 (Ansa)
Negli alti palazzi politici statunitensi è da tempo in corso una vera e propria partita alla successione che si gioca attorno al nome del futuro volto dei MAGA dopo il “tradimento” dei loro ideali fondanti da parte di un Trump che dalla prima alla seconda presidenza sembra aver perso la bussola, ignorando quelle stesse ragioni che l’avevano reso il volto per eccellenza di un nuovo conservatorismo negli USA: una partita complessa e che è stata analizzata sulle pagine de ilSussidiario.net da Alessandro Xhufi, partendo dall’origine del movimento MAGA.
I MAGA – ricorda Xhuefi – nacquero già nel 1953 sotto il nome di “paleoconservatori” in risposta al neoconservatorismo che da tempo caratterizzata la linea del partito Repubblicano: spinti originariamente da Russell Kirk e poi resi grandi Pat Buchanan, vedevano – e vedono tutt’ora – nell’isolamento diplomatico, nella diffidenza per le spese in difesa e nel complesso militare-industriale e in un certo sostegno agli ideali religiosi i loro pilastri politici; ben rappresentati da Trump nel 2016 e poi – chiaramente – traditi negli ultimi mesi.
È così che tra i MAGA si è iniziato a ragionare sulla successione di un leader che sembra essere sempre più vicino al neoconservatorismo Repubblicano tradizionale, con due principali nomi che sembrano essere tra i favoriti: da un lato il giornalista Tucker Carlson, (ex) grande sostenitore di Trump e oggi impegnato nel far luce sui legami tra alcune lobbies e i membri del Congresso, ma con poca esperienza politica diretta; dall’altro Thomas Massie, duro critico delle spese militari, ma giudicato troppo distante da alcune lobby chiave per il Repubblicani.
