Delcy Rodriguez, Presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Maduro (ANSA-EPA 2025)
Il Venezuela – com’è ben noto – nel corso delle ultime settimane è tornato (pur brevemente, presto soppiantato dalla Groenlandia) sulle prime pagine dei giornali mondiali in seguito all’azione da parte di Donald Trump che ha portato alla deposizione, alla cattura e alla carcerazione dell’ex presidente Nicolás Maduro, considerato – quasi unanimemente – dalla comunità internazionale un leader autoritario: una notizia che ha profondamente scosso l’intero Venezuela, con la voce dei (pochi) fedelissimi del presidente che è stata ampiamente coperta da quella dell’esultante popolo.
D’altronde il Venezuela da diversi anni se la passava tutt’altro che bene, con una feroce crisi economica che aveva fatto schizzare alle stelle l’inflazione (tanto che ormai servivano milioni di Bolivar per acquistare anche una semplice pagnotta) e che si era presto unita a un’altrettanto feroce crisi sociale iniziata – non a caso – proprio nel 2013, anno del primo – nonché unico legittimo – insediamento al potere da parte del deposto Maduro, e che ha portato il 90% della popolazione oltre la soglia della povertà; mentre nell’ultimo periodo si stava anche progressivamente aggravando una latente crisi della libertà religiosa.
Ora che il futuro del Venezuela sembra essere (almeno in parte) più luminoso, con la vice di Maduro, Rodriguez, che sembra voler segnare un punto di rottura con il predecessore, se è logico pensare che la crisi economica e quella sociale verranno – certamente con i tempi necessaria, tutt’altro che brevi – risolte, lo stesso è auspicabile che si facci anche per la libertà religiosa: l’auspicio è che Rodriguez faccia fede all’appello di Papa Leone XIV, che ha invitato la nuova leadership del Venezuela a mettere al primo posto “il bene dell’amato popolo”.
