Delcy Rodriguez, la Presidente ad interim del Venezuela dopo il giuramento a Caracas (ANSA-EPA 2026)
La crisi del Venezuela si è aggravata nelle ultime ore con un’escalation di eventi che ridefiniscono la scena politica del Paese. Dopo l’attacco Usa che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro, ora detenuto a New York dove si è dichiarato «rapito» e «prigioniero di guerra», la vicepresidente Delcy Rodríguez ha prestato giuramento diventando presidente ad interim, con la missione ora di stabilire un nuovo ordine interno.
Il presidente americano Donald Trump ha chiarito che gli Usa non sono in guerra con il Venezuela, pur mantenendo pressioni sulla nuova leadership e prospettando una transizione “democratica” con elezioni anticipate; allo stesso tempo, ha indicato un possibile coinvolgimento delle compagnie petrolifere statunitensi nello sfruttamento delle risorse energetiche venezuelane in vista di investimenti e ricostruzione economica.
Intanto in Venezuela si acuisce lo scontro tra gli oppositori al chavismo: María Corina Machado, Premio Nobel per la Pace, ha criticato duramente Rodríguez, accusandola di essere parte di un regime responsabile di repressione e tortura, e ringraziato gli Stati Uniti per l’azione che ha portato alla caduta di Maduro, pur sottolineando che non ha rapporti diretti con Trump dall’ottobre scorso.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se si costruirà un accordo politico tra il nuovo governo venezuelano e gli Stati Uniti, soprattutto sul fronte economico e della lotta al narcotraffico, e se il Paese riuscirà ad avviarsi verso un’effettiva transizione democratica o entrerà in una fase di ulteriore instabilità interna e internazionale.
