Protesta anti-Trump in Iran (Ansa)
È tornata a salire – proprio in seno al vertice NATO che si sta tenendo in queste ore ad Ankara – la tensione in Iran in seguito a una serie di raid incrociati tra Washington e Teheran che rischiano di gettare nuovamente la regione mediorientale al centro di una violenta escalation: non a caso, al vertice ad Ankara lo stesso presidente USA, Donald Trump, ha annunciato formalmente la fine del cessate il fuoco pattuito pochi giorni fa, dando l’ordine di bersagliare le infrastrutture dei Pasdaran.
In un intervento pubblico, infatti, Trump ha detto di pensare che “la tregua con l’Iran sia finita”, sottolineando di non voler più “sprecare il mio tempo” in trattative infruttuose con “persone malate”: già ieri sera – ha spiegato il tycoon – “abbiamo colpito duramente” il territorio iraniano e “probabilmente colpiremo duro anche questa sera”, in ritorsione al comportamento negativo assunto da Teheran “negli ultimi 47 anni”.
Non solo, perché Trump ha anche annunciato di aver reintrodotto le sanzioni contro l’Iran che erano state interrotte proprio in seno all’accordo sulla tregua e alla trattativa per la pace, anticipando che sono in corso valutazioni per “reimporre il blocco di Hormuz” nei confronti di Tehern e sulla possibilità di assumere il “controllo dell’isola di Kharg” dalla quale i Pasdaran gestiscono gli attraversamenti nella strozzatura marittima.
