Mario Roggero (ansa)
È diventata definitiva la condanna a carico di Mario Roggero, il noto gioielliere di Cuneo che nel 2021 reagì all’assalto da parte di un gruppo di tre malviventi imbracciando un fucile con il quale ne uccise due e ferì il terzo, intenti – nel momento degli spari – a fuggire: un caso che è diventato presto politico e ha attirato l’attenzione di buona parte dell’opinione pubblica, divisa tra i sostenitori della tesi della legittima difesa e tra chi – come la Procura – vide nell’azione del gioielliere un vero e proprio omicidio.
Tornando proprio ai fatti contestati a Mario Roggero, è utile ricordare che l’assalto al suo negozio risale al 28 aprile del 2021: dopo la tentata rapina, il gioielliere riuscì a mettere in fuga i tre rapitori ma decise di seguirli e, imbracciando la sua pistola (legalmente detenuta), aprì il fuoco, uccidendo sul colpo Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e ferendo Alessandro Modica; prima – naturalmente – di lanciare l’allarme alle autorità.
Dal canto suo, Mario Roggero – e il suo team difensivo – ha sempre sostenuto la tesi della legittima difesa, ma il primo e il secondo grado di giudizio la esclusero appellandosi al fatto che gli spari avvennero in strada, dopo la fuga dei malviventi (a rapina, insomma, conclusa) e alle loro spalle: la Cassazione oggi ha confermato la tesi dell’Appello, condannando il gioielliere a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
