Luca Zaia (ansa)
Il Veneto è diventato in queste ore la quarta regione italiana ad approvare la legge di iniziativa popolare sul fine vita, mettendo – esattamente come Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna – la parola fine alle difficoltà di decine di pazienti che si erano visti costretti a scontrarsi contro gli impedimenti burocratici dettati dai ritardi governativi nell’approvare una legge nazionale che possa fare da guida alle regioni: una mossa importante e che segna anche un precedente altrettanto importante, visto che il Veneto è la prima regione di centrodestra a legiferare sul tema.
Sulla decisione di approvare la legge sul fine vita – ovviamente – si è espresso in queste ore il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia definendo la scelta un atto “doveroso [per] dare risposta a quei pochissimi pazienti” che hanno presentato la domanda: il leghista, infatti, ha ricordato che dal 2019 ad oggi sono state appena 31 le richieste presentate in tutta la Regione, delle quali solamente 3 hanno ottenuto l’ok da parte del comitato etico e si sono tradotte effettivamente nell’attivazione delle procedure.
Lo stesso Zaia ha espresso l’auspicio che la legge sul fine vita non venga vista come “un messaggio di sfida”, sottolineando che voleva solamente mandare il messaggio al Parlamento di evitare il caos normativo che emergerebbe da “50 leggi diverse in Italia”, fornendogli un “ulteriore livello di legittimazione per affrontare una legge nazionale”, mettendo al primo posto “l’interesse dei pazienti” e di quel “80% di cittadini” che si sono già espressi a favore di una legge sul tema.
