Ricercatore in laboratorio (web)
L’Organizzazione mondiale della sanità ha rassicurato la comunità internazionale giudicando “basso” il rischio per la salute pubblica legato alla morte di Daria Shipilova, 28enne tecnica dell’Istituto Anti-Peste di Irkutsk, in Siberia: sebbene le autorità russe abbiano ufficialmente parlato solo di polmonite, fonti locali riferiscono che la giovane avrebbe contratto la peste a causa della rottura accidentale di una provetta in laboratorio e, mentre l’OMS resta in attesa di notifiche formali, il tracciamento dei contatti è già scattato per circa 200 persone, tutte al momento asintomatiche.
L’incidente richiama l’attenzione sulla rigorosa gestione della biosicurezza nei laboratori ad alto rischio: come spiegato da Emanuele Nicastri dell’INMI Spallanzani di Roma – infatti – la tragedia sarebbe stata provocata dall’aerosolizzazione diretta del batterio ad alta carica polmonare e un ritardo nella diagnosi iniziale, unito alla rarità della patologia nei contesti moderni, potrebbe essere stato fatale, visto che per prevenire il contagio sarebbe bastata persino una mascherina FFP2.
Nonostante il dramma, gli esperti escludono scenari di allarme globale: la peste, infatti, non è mai stata completamente eradicata e registra ancora centinaia di casi endemici all’anno tra Madagascar, Congo, Perù e Stati Uniti e, trattandosi di un’infezione batterica ben nota alla medicina, si combatte facilmente tramite terapie antibiotiche tradizionali ed economiche, rendendo gli imprevedibili incidenti di laboratorio l’unico vero fattore di rischio non controllabile.
