L'ex presidente della Serbia, Aleksandar Vucic (ansa)
La Serbia affronta oggi le elezioni più incerte e a elevato rischio degli ultimi 14 anni, pronte a mettere a dura prova il lungo predominio del Partito progressista serbo (SNS) guidato da Aleksandar Vucic: a sfidare il potere consolidato dal 2012 è la Lista Studentesca, un movimento civico nato sulla scia dell’indignazione per il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre 2024 che costò la vita a 16 persone, innescando un’ondata di proteste popolari che ricordò la caduta di Slobodan Milosevic.
Composta in prevalenza da accademici e professionisti senza un passato politico, la formazione giovanile della Serbia propone un modello decentrato e privo di un unico leader, fondato sulla lotta alla corruzione e sulle riforme sociali; mentre Vucic – dimessosi da presidente per correre da premier – fa leva sul collaudato apparato di potere e sui media filogovernativi, accusando il movimento di rappresentare un tentativo di golpe guidato dall’estero.
L’assenza di rilevazioni indipendenti rende l’esito delle urne in Serbia abbastanza imprevedibile, con i sondaggi che oscillano tra la riconferma del blocco di governo e un possibile sorpasso della spinta giovanile: gli analisti – comunque – concordano nel ritenere che gli studenti supereranno la soglia del 40%, aprendo a una significativa e profonda svolta per i futuri equilibri democratici e geopolitici del Paese.
