L'ex Ilva di Taranto (ansa)
Sono iniziate questa mattina le operazioni di spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto, con una svolta arrivata in seguito alla decisione della Corte di Cassazione di respingere i ricorsi aziendali, confermando lo stop dell’area a caldo promossa dall’associazione Genitori Tarantini: nel frattempo, la crisi si aggrava anche sul fronte occupazionale e industriale, con il ministero del Lavoro ha convocato i sindacati per il 6 novembre per discutere la richiesta di cassa integrazione per oltre 8mila lavoratori, pari al 90% degli assunti.
Sul piano societario, nel frattempo, attorno all’Ilva regna una forte incertezza a pochi giorni dal termine dell’8 novembre per la presentazione delle offerte vincolanti: nonostante le indiscrezioni su un imminente ritiro della cordata guidata da Federacciai a causa di alcune criticità , infatti, il presidente – Antonio Gozzi – ha precisato che una decisione definitiva non è stata ancora formalizzata; con il gruppo indiano Jindal che resta a guardare, interessato a un ridimensionamento del sito incentrato sulla sola laminazione.
Sullo sfondo del ridimensionamento della produzione dell’Ilva, i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno inviato un sollecito allo Spesal dell’Asl di Taranto, denunciando che la fermata progressiva degli impianti potrebbe generare gravi rischi per la salute e l’incolumità del personale rimasto in fabbrica, chiedendo verifiche urgenti e garanzie immediate sulle misure operative adottate dall’amministrazione per gestire la delicata fase di transizione.
