Il premier di Israele Benjamin Netanyahu (c) mentre parla con il ministro Bezalel Smotrich (Ansa)
In un periodo difficile per il Medio Oriente a causa della crisi in Iran che procede tra minacce di intervento, repressione e piazze ancora gremite di persone, il presidente USA Donald Trump è tornato a parlare di Gaza annunciando i nomi che – a suo dire – faranno parte del “Board of peace” e quelli palestinesi che entreranno nel Comitato amministrativo che assumerà il potere nella Striscia: annunci che secondo l’ex corrispondente da Gerusalemme Filippo Landi servono solamente per garantire a Trump le “spalle coperte” sul fronte di Gaza in caso di “un eventuale conflitto con Teheran”.
Una riprova di questa ipotesi – spiega Landi – è data dal fatto che sono stati invitati al Board per la pace a Gaza anche figure come “Erdogan (..) e Al Sisi”, mentre è stata esclusa categoricamente da Netanyahu l’ipotesi di creare la “forza di stabilizzazione” con i soldati esteri, soprattutto turchi e indonesiani; mentre non passano inosservate alcune “dichiarazioni degli esploranti tecnici” del Comitato per l’amministrazione di Gaza che sembrano mostrare “una condiscendenza verso alcuni slogan di Trump“.
La fase due della pace a Gaza, infatti, secondo Landi mostra ancora troppe criticità che non sono state veramente risolte come il disarmo di Hamas subordinato all’impossibile richiesta di “consegnare l’ultimo ostaggio morto” che probabilmente si trova tra quei “migliaia di corpi polverizzati” sotto alle macerie della Striscia; mentre ancora più significativo è il fatto che a Gaza stiano, sì, entrando i camion umanitari con “il cibo per la sopravvivenza”, ma siano ancora bloccati i “materiali e le ruspe” che dovrebbero ripulire la Striscia: un segnale che, conclude Landi, tradisce il fatto che per Israele l’obiettivo sia ancora quello di “spingere le persone ad andarsene“.
