Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al WEF Davos, 22 gennaio 2026 (Ansa)
È un’analisi lucidamente dura quella che offre il generale Vincenzo Giallongo sulla guerra in Ucraina nel corso di un’intervista rilasciata a ilSussidiario.net, ritenendo corretta la denuncia sulla divisione europea di Zelensky davanti ai potenti della terra riuniti a Davos, seppur – addirittura – tardiva: secondo l’esperto, infatti, il presidente ucraino ha semplicemente compreso che l’attuale Europa “non è coesa” da diversi mesi; ma ora deve anche rendersi conto che “agli USA non interessa né Zelensky, né l’Ucraina”.
Per Giallongo resta conclamato che attualmente l’Europa non ce la può fare né “industrialmente”, né “politicamente” a sostenere l’Ucraina ed è un aspetto compreso lucidamente anche da Putin: non è un caso se nell’ultimo periodo il fronte del conflitto si è spostato verso “i civili” con la Russia che mira a privare di “energia, acqua [e] riscaldamento” la popolazione; con il chiaro obiettivo di togliere loro la “possibilità di resistere come società”.
Le difese dell’Ucraina, insomma, sono stanche sia per l’effettivo affaticamento della popolazione, sia per l’arrivo tardivo e discontinuo degli aiuti occidentali e questo – secondo Giallongo – rende chiaro che il conflitto è prossimo a una svolta definitiva: proprio il 2026 sarà “l’anno decisivo”, salvo netti cambiamenti – altamente improbabili, almeno per come stanno le cose in questo momento – da parte degli Stati Uniti.
