Il bosco di Rogoredo a Milano (Foto: Rai)
È una notizia tragica quella che arriva da Milano e che ci parla della morte – sotto i colpi della Polizia – di un giovane 28enne di origini marocchine: una notizia, riflette Renato Farina sulle pagine de ilSussidiario.net, che ben si presta a paragoni (certamente azzardati, per non dire del tutto scorretti) con quanto sta accadendo negli USA con gli agenti dell’ICE; ma che andrebbe presa dal punto di vista di una pietà – necessaria perché, comunque, a Milano è morto un 28enne – che non può in alcun modo cancellare la verità.
Farina, infatti, nel suo intervento ricorda che la sparatoria non è avvenuta nella cosiddetta “Milano bene” o per le vie che affacciano sul Duomo, ma nel famigerato “bosco di Rogoredo” che fa parte di quella città dominata “dallo spaccio”, in cui non c’è nulla di “normale” e in cui lo Stato spesso fatica a farsi sentire: l’operazione – non a caso – era “antidroga” e gli agenti hanno avuto solamente una manciata di secondi per capire se quella pistola impugnata contro di loro dal 28enne fosse vera o a salve, con un’operazione – ricorda Farina – “neppure a posteriori” è semplice.
Per questo, quanto accaduto a Milano non deve essere in alcun modo rapportato alle azioni dell’ICE o alle “derive americane”, evitando di scivolare – come spesso accade in “qualsiasi talk show” – in facili “pregiudizi” sulle Forze dell’ordine italiane; perché se da un lato nulla cancella “la pietà” per una giovanissima persona sottratta – sicuramente troppo presto – alla vita, al contempo resta immutabile anche “la verità” dietro ad agenti (a Milano, ma non solo) si muovono costantemente nella “palude oscena della criminalità che infesta le periferie“.
