Comitato per il Sì al Referendum sulla riforma della giustizia (ANSA 2025, Massimo Percossi)
Si prepara – probabilmente proprio in questi giorni – a entrare nel vivo la campagna elettorale per il referendum giustizia in vista dell’appuntamento alle urne fissato per il penultimo fine settimana di marzo in cui si chiederà agli elettori italiani il loro parere sulla riforma la cui bandiera è la separazione netta delle carriere tra PM e giudici, portando con sé anche altre importanti modifiche sulla composizione del CSM, sull’elezione dei suoi membri e sulla creazione di una nuova “Alta corte disciplinare”.
Secondo gli ultimissimi sondaggi realizzati dall’Istituto Noto, attualmente – o meglio, la settimana scorsa – il 59% degli elettori che hanno partecipato alla rilevazione statistica voterà “sì” al referendum giustizia, con un altro 41% maggiormente propenso per il “no”: un dato che ritorna in modo simile anche nella più recente supermedia di BiDiMedia che ha stimato – mettendo a sistema tutti gli ultimi sondaggi dei vari istituti – un 56,3% di voti a favore del “sì” al referendum giustizia.
Al di là del mero dato statistico sul potenziale risultato del referendum giustizia, però, più interessante è notare che secondo i dati raccolti da Noto, la maggioranza degli elettori sembra essere disinteressata dall’esprimere una preferenza: l’affluenza alle urne, infatti, allo stato attuale è appena pari al 45% degli aventi diritto (con un 49% che ha dichiarato che “sicuramente” non si recherà alle urne e un 6% di indecisi); dato che torna anche nella supermedia, che stima un’affluenza – leggermente migliore – del 48 per cento.
