Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, al vertice UE-Unione Africana (ANSA 2025, Filippo Attili)
Quanto accaduto nei giorni scorsi a Torino – con il corteo per l’Askatasuna che si è trasformato in una vera e propria guerriglia urbana a causa della presenza, tra i manifestanti pacifici, dei soliti antagonisti scesi in piazza per combattere contro la Polizia -, l’esecutivo Meloni intende accelerare sul Decreto sicurezza che da diversi giorni è in discussione tra le fila della maggioranza: un pacchetto di norme inizialmente previsto per le prossime settimane, ma che potrebbe approdare in CdM già in queste ore; ipoteticamente – come spesso accaduto negli ultimi anni – con la formula emergenziale che ne permetterebbe l’immediata entrata in vigore.
Per ora non è ancora chiaro cosa effettivamente conterrà il Decreto sicurezza – specialmente per quanto riguarda le interlocuzioni in corso in queste ore tra i leader della maggioranza – ma le ultime indiscrezione citano tra le certezze delle nome che dovrebbero inasprire le pene per il possesso di armi da taglio; con ulteriori aggravanti per chi le porta a scuola – e conseguenti controlli, come l’installazione di metal detector agli ingressi – e per chi le vende ai minorenni.
Sulla scia degli scontri a Torino, invece, è probabile che la Lega tornerà a spingere per l’introduzione – nel Decreto sicurezza – di una cauzione che gli organizzatori delle manifestazioni pubbliche dovranno versare prima di scendere in piazza (da alcuni ritenuta, però, potenzialmente incostituzionale); mentre si ipotizza anche di estendere il fermo preventivo per i potenziali facinorosi a 48 ore e – questo quasi certamente – di rimuovere l’iscrizione automatica nel registro degli indagati per gli agenti che (difendendosi) uccidono o feriscono una potenziale minaccia.
