Donald Trump in campagna elettorale in Texas durante le presidenziali del 2024 (Ansa)
Le recenti elezioni suppletive che si sono tenute nel nono distretto del senato del Texas hanno segnato una storica sconfitta per i Repubblicani che – per la prima volta negli ultimi 40 anni – hanno perso uno di quei seggi considerati incrollabili: una sconfitta – spiega Luca Pirola sulle pagine de ilSussidiario.net – che di per sé non avrà reali conseguenze politiche nel breve termine, dato che un solo seggio non è in grado di cambiare la maggioranza in Senato; ma che per i Repubblicani e – soprattutto – per Trump deve essere interpretata quanto meno come un segnale.
Il seggio in Texas, infatti, è stato conquistato dai Democratici con uno stacco di 15 punti sui Repubblicani, dopo che nelle ultime elezioni federali fu vinto dal GOP con un distacco di 17 punti: dal GOP minimizzano puntando sulla scarsa affluenza alle urne e – appunto – sull’irrilevanza politica di un singolo seggio sul totale di quelli che compongono il Senato; ma dal fronte dei Democratici l’accaduto è già diventato una leva per la campagna elettorale in vista delle elezioni Midterm.
Chiave – sia per i Repubblicani che per i Democratici – nell’appuntamento alle urne tra 10 mesi sarà l’elettorato ispanico, che ha permesso a Trump di conquistare la Casa Bianca e di spostare l’inclinazione politica di stati come la Florida: proprio tra i “latinos” i consensi per Trump sono ai minimi dato che il costo della vita non si è ridotto – e fu questo a causare la sconfitta di Harris – e la dura repressione da parte dell’ICE spaventa anche i cittadini regolari sul territorio statunitense.
