Proteste contro il regime di Khamenei in Iran (ANSA-EPA 2026)
È la voce di una protesta che non sembra più interessare alla comunità internazionale quella di Servanaz Chitsaz – esponente del Consiglio Nazionale della Resistenza in Iran, o più semplicemente CNRI – affidata alle pagine de ilSussidiario.net, con la quale vuole rivendicare un’azione di boicottaggio e lotta contro il regime che prosegue, nonostante “il blackout delle comunicazioni” l’abbia completamente oscurata all’estero: la repressione e il blocco di internet avranno pur rallentato l’insurrezione in Iran, ma – spiega Chitsaz – “le cause strutturali (..) restano irrisolte” e la battaglia profonda non si arresta.
Proprio in questo momento, infatti, “le Unità di Resistenza dei Mojahedin” stanno continuando a “colpire i centri di repressione e i simboli del regime” e prima o poi la protesta popolare “tornerà a divampare“: l’obiettivo resta quello di “rovesciare il regime”, perché le trattative promosse e promesse da Trump secondo Chitsaz sono solamente “un’illusione” che non porterà a nulla di concreto; continuando a giustificare la “politica di appeasement” con la semplicistica idea di una “moderazione” che – nei fatti – non esiste.
È per questa ragione che – secondo Chitsaz – la comunità internazionale deve sostenere “l’attività delle Unità di Resistenza”, legittimandole e permettendo loro di completare l’opera di rovesciamento del regime; in vista di un futuro in cui “l’opposizione” ha promesso di ripristinare le libertà di “donne, minoranze, espressione, riunione, partiti e media”, realizzando una versa “Costituzione democratica” che separerà definitivamente “religione e Stato” e ripristinerà i rapporti pacifici con il resto del mondo.
