Christine Lagarde, presidente della BCE (Ansa)
La decisione della Bce di lasciare invariati i tassi di interesse è criticata da Gianfranco Fabi sulle colonne de IlSussidiario.net, partendo dalla situazione macroeconomica, che è caratterizzata da stabilità dei prezzi, crescita moderata dell’area euro e instabilità mondiale. La decisione era prevista dai mercati, ma l’interpretazione dell’analista è che la Bce abbia seguito i movimenti dei mercati finanziari più che denotare una direzione autonoma.
Una politica più coraggiosa, a partire da una riduzione moderata dei tassi, avrebbe potuto dare un segnale positivo nelle prospettive dell’economia europea, sostenendo la domanda interna e bilanciando la debolezza del dollaro, invece la Bce ha preferito mantenere un orientamento prudente, riflettendo l’incertezza legata non solo all’economia interna ma anche alle possibili mosse della Federal Reserve e dell’evoluzione dei dazi commerciali.
Per Fabi, cautela e incertezza non sono sempre i migliori consiglieri: Lagarde anziché reagire ai mercati, dovrebbe giocare un ruolo di guida. C’è l’esempio del “whatever it takes” di Mario Draghi, quando la Bce affrontò con decisione una crisi monetaria, mettendo in evidenza che l’istituzione europea ha i mezzi e l’autorità per muoversi in maniera risoluta, invece finora ha scelto una linea più cauta.
