Enrico Letta, presidente Arel, durante il XXI Foro di dialogo Italia-Spagna, Roma (Foto 2025 ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)
Anticipando i contenuti del prossimo Consiglio europeo, l’ex premier italiano Enrico Letta è tornato recentemente – sulle pagine del Sole 24 Ore – a spingere sulla necessità che si realizzi pienamente quel mercato unico europeo che oggi è solamente figurativo ed esclude il centrale tema dei capitali: senza interventi rapidi e decisivi, infatti, secondo Letta il rischio è che l’Unione Europea – come effettivamente sta capitando – scivoli irreversibilmente verso un totale declino economico e geopolitico, diventando irrilevante e livello globale.
Secondo Letta, l’Unione dovrebbe completare il mercato unico entro il limite massimo del 2028, muovendosi alla stessa rapidità con cui si muove il resto del mondo mentre il Vecchio continente rimane fermo: centrale in tal senso – a suo avviso – è la necessità di abbandonare una volta per tutte il sistema delle direttive che creano frammentazione e scoraggiano le imprese a espandersi nel mercato europeo; passando a un sistema in cui Bruxelles impone dei regolamenti da adottare obbligatoriamente tali a quali a livello nazionale.
Non solo, perché secondo Letta ancor più importante è la creazione di un 28esimo regime fiscale (che sarebbe, dunque, “comune”) al quale i paesi potrebbero aderire su base volontaria: il vantaggio sarebbe quello di godere delle medesime norme fiscali, in modo da avvantaggiare le imprese che vogliono crescere – espandendosi da un mercato all’altro -, senza l’opprimente peso della burocrazia che schiaccia buona parte delle iniziative imprenditoriali.
