Esame di maturità (Ansa)
Arrivati a ridosso della Maturità di quest’anno, ovvero l’Esame di Stato delle Scuole superiori che ha recentemente riacquisito il suo storico nome, secondo il professor Giorgio Ragazzini – parte attiva del “Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità” – è anche ora di avviare una riflessione lucida e profonda sull’esame in sé e, soprattutto, sulla conclamata “perdita di credibilità e (..) spendibilità” del diploma.
Un problema – nota Ragazzini sulle pagine de ilSussidiario.net – dovuto soprattutto al fatto che la Maturità ha perso la sua storica “selettività” con appena lo 0,3% di studenti bocciati in sede d’esame e – soprattutto – un crescente numero di 100 e 100 e lode, specialmente nelle regioni “di Sud e isole che i test INVALSI indicano come meno preparate”: un doppio problema, perché oltre a rendere pressoché inutile il voto dell’esame, invalida anche l’impegno dei “molti studenti preparati” che vogliono effettivamente eccellere.
Per tutte queste ragioni – nota ancora Ragazzini – è ora che per la Maturità si inizi a ragionare sulla possibilità di introdurre “prove standardizzate da correggere centralmente” in modo da evitare la conclamata interferenza dei docenti interni sulle valutazioni: quiz – precisa – che affiancherebbero “le prove tradizionali” senza sostituirle interamente, permettendo di aggiungere anche tutte quelle altre materie che vengono annualmente escluse per “esigenze di risparmio”.
