Roberto Savi: capo della Banda della Uno bianca (Belve)
Potrebbe arrivare presto una vera e propria svolta nella lunghissima – e ancora largamente irrisolta – indagine sulla cosiddetta Banda della Uno bianca che tra il 1987 e il 1994 ha seminato il terrore tra Emilia-Romagna e Marche compiendo più di 100 differenti reati (in larghissima parte rapine), uccidendo 24 persone e ferendone 115: una delle pagine più buie della cronaca nera di quel periodo, conclusa dopo una lunga e complessa indagine con l’arresto e la condanna dei fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi, di Marino Occhipinti, di Pietro Gugliotta e di Luca Vallicelli.
Il tema della Banda della Uno bianca è stato recentemente protagonista di una lunga intervista rilasciata da Roberto Savi – considerato, assieme al fratello Fabio, tra i leader del gruppo – alla trasmissione Belve Crime: nel suo racconto, l’ex poliziotto ha rivelato che all’epoca presero una serie di ordini da “personaggi che non sono dei delinquenti” che offrirono loro “la copertura della rete investigativa” in cambio di alcuni favori, tra i quali indica soprattutto l’omicidio di Pietro Capolungo, voluto – a suo avviso – dai “servizi segreti dell’Arma”.
Parole potenzialmente importantissime e che potrebbero aiutare a far luce su uno dei principali misteri che ancora oggi avvolge la storia della Banda della Uno bianca, con un fascicolo di indagine ancora aperto con l’ipotesi di concorso in omicidio nei confronti degli ignoti soggetti che aiutarono il gruppetto: proprio per questa ragione, la Procura di Bologna – che cura il fascicolo – ha reso noto che convocherà Roberto Savi, al fine di approfondire le sue parole.
