Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir (Ansa)
Potrebbe cadere quel velo di assoluta intoccabilità che avvolge da tempo il ministro israeliano Ben Gvir, recentemente protagonista di una serie di video nei quali derideva gli attivisti della Flotilla che hanno creato un vero e proprio caso internazionale, tanto da spingere anche gli alleati storici – ovviamente escludendo gli Stati Uniti – dello Stato ebraico a chiedere interventi contro il ministro, stimolando una possibile risposta comunitaria da parte dell’Unione Europea.
I primi a muoversi contro il ministro Ben Gvir sono stati, in particolare, i francesi con il ministro degli esteri Jean-Noël Barrot che ha vietato l’ingresso sul territorio francese all’israeliano: nonostante Parigi “disapprovi l’iniziativa della Flotilla”, ha spiegato Barrot, sono altrettanto inaccettabili i video che mostrano “dei cittadini francesi (..) minacciati, intimiditi o brutalizzati”; specialmente in aggiunta a una lunga serie di “dichiarazioni e azioni scioccanti” di cui si sarebbe reso protagonista il ministro israeliano.
Non solo, perché sul tema si era espresso anche il nostrano ministro degli esteri, Antonio Tajani, che aveva definito a sua volta “inaccettabili” gli atteggiamenti di Ben Gvir, sostenendo che avrebbe chiesto all’Unione Europa interventi sanzionatori nei suoi confronti: una richiesta apparentemente accolta da Bruxelles, che solleverà formalmente il tema durante il prossimo Consiglio degli Affari Esteri, organizzato per il 15 giugno.
