Carabinieri (Ansa)
Emergono sempre più dettagli – a dir poco inquietanti – su quanto accaduto a Bordighera alla piccola Beatrice che lo scorso febbraio è morta ad appena 2 anni di vita per quello che era sembrato fin da subito, agli inquirenti, un quadro di chiara ed evidente violenza domestica: già a febbraio, a causa di alcune contraddizioni nei suoi racconti, la madre della piccola – Emanuela Aiello – era stata arrestata e nei giorni scorsi lo stesso destino è toccato anche al compagno, Manuel Iannuzzi.
Ad aggravare la posizione dell’uomo – residente nei pressi di Bordighera e ritenuto inizialmente estraneo alla morte della piccola – sarebbero stati numerosi elementi raccolti dagli inquirenti nell’analisi dei dispositivi tecnologici della coppia: in chat, infatti, i due erano soliti parlare dei maltrattamenti subiti della piccola Beatrice, ma sono state trovate anche numerose foto delle violenze – tra le quali una in cui la bimba era stata costretta a fumare una sigaretta – e il punto definitivo è stato messo dai racconti delle due sorelline della vittima.
Queste ultime, infatti, hanno raccontato agli inquirenti di Bordighera che la sera precedente al decesso Beatrice “aveva tutto il corpo viola e le labbra viola”, avrebbe “vomitato più volte” e “perdeva sangue dal naso”: la mattina successiva – appunto, quella in cui la madre ha lanciato l’allarme per il decesso – si trovavano a casa di Iannuzzi e Aiello disse loro che “non andate a scuola perché è successo un casino”, prima di portare tutte e tre – Beatrice avvolta in una coperta dalla quale “non si vedeva il viso” – nell’abitazione della donna.
