Russia: la Piazza rossa e il Cremlino (Foto: ANSA/SERGEI ILNITSKY)
È un vero e proprio allarme sulle condizioni sempre più critiche in cui si trova lo stato di diritto in Russia quello lanciato in queste ore dall’esperto russologo Alexander Baunov sulle pagine del quotidiano Il Foglio, mettendo da subito in chiaro che negli ultimi anni Putin si trasformato in un vero e proprio “dittatore” che è riuscito ad accentrare il potere nelle sue mani “a vita” grazie a una modifica costituzionale approvata qualche anno fa.
Nella Russia dittatoriale di Putin – evidenzia ancora Baunov nella sua analisi – sono stati banditi e rimossi “250 libri” tra la letteratura classica europea e testi moderni degli autori russi, sottoponendo anche internet a un controllo “ormai ai livelli cinesi”, con tanto di due piattaforma social completamente sospese; mentre l’ultimo tentativo del “dittatore” Putin è quello di piegare con “le purghe” anche la minoranza “lealista” che inizia a nutrire qualche dubbio sul suo governo.
L’ovvia conseguenza della dittatura in Russia – spiega Baunov – è di aver piegato l’opinione pubblica anche sulla guerra in Ucraina, rendendo accettabile e “giustificato” il suo reale: secondo l’esperto, infatti, il tema non è più quello della mera conquista territoriale, ma di cancellare “l’identità ucraina [e i suoi] principi culturali”, creando un solo grandissimo popolo russo che condivide “valori, lingue e figure culturali” di riferimento.
