Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky al WEF Davos, 22 gennaio 2026 (Ansa)
Si è conclusa la seconda giornata – e, apparentemente, anche l’ultima – giornata di negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti organizzati dal presidente statunitense Donald Trump in quel di Ginevra con l’obiettivo (ovviamente) di trovare un possibile accordo per la pace tra i due paesi: un punto tutt’altro che semplice – come hanno dimostrato tristemente tutti gli ultimi negoziati – e che non sia stato raggiunto neppure in Svizzera; pur apparentemente con qualche barlume di speranza in più.
Come di consueto, dopo il secondo round di negoziati i mediatori coinvolti si sono lanciati nei soliti commenti generici, parlando – sul fronte russo – di un lavoro “complesso, ma professionale” e – sul fronte ucraino – di “sostanziali” sviluppi su “diverse questioni”; mentre è stato il capo mediatore del Cremlino a precisare che a breve verrà organizzato un nuovo incontro, il terzo di questa ultimissima tornata statunitense.
Una descrizione (forse) più approfondita dei negoziati, invece, è arrivata da parte del presidente ucraino Zelensky che – oltre ad accusare la Russia di non fare nessun tipo di passo avanti rispetto alle richieste di Kiev – ha definito i risultati dei colloqui poco più che basi per il “lavoro preliminare” che porterà a un accordo verso proprio; precisando che sono rimaste aperte tutte le ben note “posizioni divergenti” tra i due paesi.
