Vladimir Putin, presidente Russia (Foto: Ansa)
Con un’affluenza record che ha superato il 59%, le elezioni per il rinnovo della Duma si sono concluse con un trionfo senza precedenti (ma largamente atteso) per Russia Unita: il partito del presidente Vladimir Putin, infatti, ha conquistato il 57,83% dei voti, assicurandosi un totale di 355 seggi su 450, ben superiori ai 324 ottenuti nel 2021; staccando i comunisti – fermi al 13,81% e a 40 seggi -, i nazionalisti del LDPR (25 seggi) e Gente Nuova (20 seggi).
Dura la reazione dell’Unione Europea per bocca dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, che ha denunciato un’ulteriore e progressiva erosione della democrazia e un clima politico sempre più autoritario in Russia: Bruxelles ha condannato l’esclusione di forze d’opposizione contrarie al conflitto – come il partito Yabloko – e il rifiuto di accogliere gli osservatori indipendenti dell’OSCE.
L’UE ha inoltre censurato lo svolgimento delle votazioni nei territori occupati dell’Ucraina (Crimea, Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson), definendolo un’illegittima violazione del diritto internazionale e della sovranità di Kiev: Kallas, peraltro, ha ribadito che l’Unione non riconoscerà i risultati e attuerà nuove sanzioni contro i responsabili dell’organizzazione delle consultazioni e – forse soprattutto – contro chi ostacola il libero esercizio del voto in Russia.
