Giallo della ricina (Foto: dal web)
Sembra stringersi il cerchio per quanto riguarda il cosiddetto giallo della ricina, il duplice omicidio di Pietracatella, in provincia di Campobasso, della 15enne Sara Di Vita e della 50enne Antonella di Jelsi. Come vi scriviamo sulle pagine de IlSussidiario.net, le indagini stanno proseguendo senza sosta e secondo quanto emerge gli inquirenti si starebbero concentrando su una manciata di persone, forse 4 o 5, che potrebbero appunto aver avvelenato la figlia e la moglie di Gianni Di Vita.
Chi indaga sta scandagliando il passato della famiglia, per cercare di capire se vi sia qualche amico o qualche parente che poteva volere il male dei Di Vita, e che abbia quindi architettato questo piano diabolico. Non è da escludere qualche tensione pregressa, magari una vendetta “fredda” dopo un episodio, anche se Gianni ha smentito questo contesto.
Chi indaga ha risentito più volte non soltanto Gianni e Alice (l’altra figlia) ma anche i diversi parenti stretti, convinto che vi sia qualcosa che è ancora non è emerso. Nel frattempo gli inquirenti hanno proceduto al sequestro di tutti i dispositivi informatici presenti nell’abitazione dei Di Vita al momento del possibile omicidio, il 23 dicembre 2025, leggasi computer, tablet, smartphone e router, con l’obiettivo di carpire eventuali ricerche ma anche il possibile utilizzo della rete wi-fi da parte di estranei in quei giorni, qualcuno che ha navigato su internet tramite l’accesso casalingo. Non va dimenticato che i router registrano il traffico internet, di conseguenza un ingegnere informatico esperto è in grado di leggere i dati dello stesso e scoprire eventuali anomalie.
