Energia e consumo energetico (Ansa)
La transizione starebbe tradendo molte delle promesse occupazionali associate ai nuovi modelli produttivi secondo Amedeo Testa, segretario generale della categoria degli elettrici Cisl. I settori come energie rinnovabili e green economy erano stati presentati come propulsori di nuova occupazione, capaci di compensare il calo occupazionale nel comparto fossile, in realtà c’è stata una crescita di posti di lavoro precari, stagionali o poco qualificati, invece molte professionalità tradizionali non trovano una corrispondente stabilità occupazionale nelle nuove filiere.
Questo squilibrio deriva anche da inadeguate soluzioni: i piani pubblici e privati non hanno finora accompagnato la trasformazione con programmi efficaci per trasferire competenze dai settori in declino alle nuove tecnologie.
Spesso le imprese green privilegiano modelli di produzione leggeri, di breve ciclo e con contratti flessibili, che però difficilmente garantiscono diritti, sicurezza e reddito. Le infrastrutture sociali e di protezione per chi perde lavoro nelle filiere tradizionali sono carenti, con poche misure strutturate di accompagnamento al reinserimento professionale. Testa segnala che in diversi casi la “transizione” è stata usata come alibi per ristrutturazioni aziendali che colpiscono l’occupazione più che favorirla.
