Il discorso di Trump alla Casa Bianca (Ansa)
C’era una grande attesa in tutto il mondo per il discorso di Trump che si è tenuto nella serata di ieri, con alcuni che avevano ipotizzato che il presidente USA avrebbe proclamato – in modo unilaterale – la sua vittoria nella guerra in Iran, riportando alla calma quei mercati che da più di un mese sono in completo fermento e – soprattutto – ponendo fine a una crisi energetica che peggiora a vista d’occhio: tuttavia, nota John Merritt sulle pagine de ilSussidiario.net, in quei 17 minuti di discorso non c’è stato nulla di tutto questo.
Il discorso di Trump, infatti, secondo Merritt si è limitato a riproporre “i soliti slogan [e] la solita retorica”, descrivendo Teheran come “il nemico di 47 anni che andava combattuto” nel nome della “sicurezza nazionale”, rivendicando (o millantando) risultati che “decenni di diplomazia cauta non avrebbero mai potuto ottenere”, con una serie di “messaggi ben calibrati” utili soprattutto per “riformulare ciò che il pubblico americano stava effettivamente vivendo”.
Tuttavia, al di là di questo, nel discorso di Trump è mancato un elemento fondamentale, ovvero – spiega Merritt – una reale spiegazione sul “perché questa guerra, a differenza delle altre, valga la pena”, con i toni del tycoon che sono apparsi soprattutto utili per “persuadere”, lasciando nel pubblico – e nella sua base MAGA, da sempre contraria all’impegno degli USA all’estero – sostanziali dubbi su elementi come “il cessate il fuoco [o] la ricostruzione del framework diplomatico” con l’Iran.
