Studenti rapiti in Nigeria (Foto: Twitter/X)
Resta altissima (pur con un minore interesse da parte della comunità internazionale rispetto a qualche mese fa) la tensione in Nigeria, ancora preda della folle e immotivata violenza dei banditi armati che da diverso tempo stanno tenendo in scacco alcune delle comunità più piccole, marginali e – talvolta – povere: una violenza che è stata più volte collegata a qualche odio religioso dato che le vittime sono state il più delle volte di fede cristiana, ma che in realtà – secondo alcuni osservatori – e solamente fine e garantire entrate economiche ai banditi.
L’ultima (almeno, in ordine di tempo) folle violenza in Nigeria si è registrata nelle città centrosettentrionali di Agwara e Mashegu in un doppio attacco coordinato: in entrambi i casi, i banditi hanno assaltato e incendiato le locali chiese protestanti; mentre nella seconda città è stato preso di mira anche il convento locale e la clinica ospedaliera gestita dalle suore, rubando e danneggiando la quasi totalità dei macchinari critici.
La “buona” notizia, però, sembra essere quella che – dopo mesi di proclami – alla fine Trump sembra aver dato seguito alla minaccia fatta contro le bande armate di intervenire militarmente per bloccare: proprio in queste ore, infatti, nella capitale della Nigeria Abuja è arrivato un contingente di soldati statunitensi che – in questa fare, ma non è chiaro cosa succederà in futuro – fornirà all’esercito locale con un supporto di intelligence.
