Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, al vertice UE-Unione Africana (ANSA 2025, Filippo Attili)
La missione nel Golfo Persico della premier Giorgia Meloni si è conclusa con un messaggio chiaro: la crisi in Medio Oriente mette a rischio la sicurezza energetica anche dell’Italia. Dopo le tappe in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, la presidente del Consiglio ha avvertito che un peggioramento del conflitto potrebbe portare a una riduzione delle forniture energetiche, con effetti su prezzi, imprese e potere d’acquisto.
Il Golfo resta centrale: il Qatar copre circa il 10 per cento del fabbisogno italiano di gas e l’area garantisce una quota importante del petrolio, per cui è necessario rafforzare i rapporti con partner e al tempo stesso lavorare per contenere l’escalation.
Al centro dei colloqui con i leader regionali anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, “urgente e necessaria” per garantire la libertà di navigazione e la stabilità dei mercati energetici, ma l’Italia ha anche offerto disponibilità a contribuire alla protezione delle infrastrutture energetiche.
Ma Meloni ha anche ribadito l’importanza della diplomazia e della de-escalation, in un contesto segnato da tensioni crescenti e attacchi nell’area, per cui la sua missione rientra in una strategia più ampia: proteggere l’interesse nazionale tramite relazioni solide nei punti chiave dell’economia, perché in gioco non c’è solo la politica estera, ma la tenuta del sistema economico e la sicurezza degli approvvigionamenti.
