Keir Starmer (Foto: Ansa)
Sono arrivate (quasi, dato che l’ipotesi ventilava già da un paio di giorni, ma senza conferme ufficiali) come un fulmine a ciel sereno le dimissioni del Primo ministro britannico Keir Starmer, da tempo al centro di una vera e propria – oltre che ampia – crisi di popolarità che aveva già portato a decine e decine di richieste di dimissioni da parte di alcuni dei suoi principali ministri: richieste inizialmente respinte in modo fermo e poi – appunto, nella giornata di oggi – accolte.
Nel suo discorso di addio alla nazione, Keir Starmer ha detto di aver “accettato con serenità ” l’idea di dimettersi, sottolineando di aver sempre cercato di perseguire il meglio “per il Paese che amo”: nel breve discorso, poi, l’ex premier ha anche rivendicato di aver ridato vigore al Partito Laburista – trovato “in bancarotta politica, finanziaria e morale” – e di aver posto fine “all’austerità ” nel Regno Unito, oltre a tutta un’altra serie di risultati tra economia, società e difesa.
Si apre ora – all’interno dei Labour, che dovranno indicare il prossimo premier che cercherà una maggioranza all’interno del governo – la partita alla successione di Keir Starmer: il primo a farsi avanti (e unico, per ora) è stato l’ex sindaco Manchester, Andy Burnham, spesso visto come un uomo di sinistra moderato – sicuramente più del suo predecessore -, vicino alle periferie e con uno stile politico meno formale.
