Luca Niculescu, nuovo premier della Romania (x)
La Romania ha superato il lungo stallo istituzionale, grazie al voto di fiducia del parlamento che ha approvato il nuovo governo guidato dall’indipendente Luca Niculescu, dopo cinque mesi di incertezza politica e ben tre tentativi falliti da parte del presidente NicuÈ™or Dan di formare un esecutivo con i liberali: la svolta – in particolare – è arrivata grazie al sostegno determinante del Partito socialdemocratico e la nuova squadra di governo – composta in prevalenza da tecnici e da undici esponenti socialdemocratici – ha incassato 280 voti favorevoli.
Il neo-premier Niculescu – 55enne con un passato da coordinatore per l’adesione della Romania all’OCSE – ha subito chiarito l’obiettivo prioritario del suo mandato, definendo la propria compagine come “un governo che porta fondi e investimenti al Paese”, superando quelle misure di austerità che avevano fatto scoppiare la crisi politica con l’uscita del PSD dall’esecutivo di Ilie Bolojan, aprendo al pericoloso vuoto di potere durato – appunto – cinque mesi.
La nuova compagine di governo della Romania, comunque, si trova ora ad affrontare una situazione economica fortemente complessa, caratterizzata da un deficit record oltre il 6% del PIL e dai minimi storici toccati dalla valuta locale: Niculescu dovrà approvare rapidamente una strategia di risanamento finanziario senza aumentare le imposte, rispettando quella condizione chiave dettata dai socialdemocratici per garantire lo sblocco dei fondi europei del PNRR e – forse soprattutto – contenere l’ascesa dei nazionalisti dell’Aur nei sondaggi.
