Murales dedicato ai Pasdaran in Iran (Ansa)
A poco più di un mese di distanza dall’inizio della guerra voluta da Israele e Stati Uniti, l’Iran sembra aver compiuto un altro passo verso il baratro del calpestamento – già evidente dopo la violenta repressione delle proteste in piazza nei mesi scorsi – dei diritti dei suoi cittadini, con il regime degli ayatollah che ha recentemente presentato il suo nuovo programma di arruolamento delle milizie per il fronte (sempre più caldo) israelo-statunitense.
Il progetto “For Iran”, infatti, prevede la possibilità – tecnicamente presentata come volontaria – di aprire le fila dell’esercito dei Pasdaran anche ai 12enni, abbassando drasticamente l’età legale per poter pestare servizio militare; il tutto – peraltro – presentato come un vero e proprio obbligo morale per chiunque voglia difendere la patria, chiedendo ai baby Pasdaran di essere anche disposti a sacrificare la loro stessa vita nel tentativo di respingere gli invasori.
Stando a quando chiarito dall’Iran, comunque, l’arruolamento dei 12enni – oltre a essere, appunto, su base volontaria – non prevederebbe alcun tipo di dispiegamento attivo sulla prima linea del fronte: l’ipotesi è che i baby soldati verranno impiegati soprattutto per alcune missioni di ricognizione o spionaggio, sfruttando la loro apparente innocenza affinché passino inosservati; ma il richiamo alla possibilità di sacrificare la propria vita non lascia presagire nulla di positivo.
