Luiz Inacio Lula da Silva, presidente del Brasile (ansa)
Con una rimonta senza precedenti nella storia democratica del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva ha conquistato la presidenza per la quarta volta, superando al ballottaggio Flavio Bolsonaro con il 51,74% dei voti: ribaltando il risultato del primo turno grazie a una mobilitazione popolare record che ha abbattuto l’astensionismo, l’anziano leader progressista ha sconfitto lo sfidante di destra ben oltre le previsioni della vigilia, festeggiando a San Paolo insieme ai giovani e ai movimenti sociali.
L’esito delle urne in Brasile ha innescato – quasi ovviamente – l’immediata reazione del figlio di Jair Bolsonaro, che ha annunciato da subito l’intenzione di chiedere l’annullamento della votazione per via del prolungamento dell’orario dei seggi: una posizione – tuttavia – che appare isolata, visto che i presidenti dei due rami del Parlamento hanno tempestivamente ratificato il risultato ufficiale; mentre la vittoria di Lula invia un segnale geopolitico forte, frenando l’onda conservatrice – caldeggiata da Trump – che sta travolgendo in America Latina.
Nonostante la prospettiva di dover guidare il Brasile con un Congresso a maggioranza conservatrice, il neoeletto presidente ha espresso una linea di forte pragmatismo, dichiarando la propria apertura al dialogo con tutte le forze politiche per approvare le riforme necessarie; il tutto smentendo le previsioni sul suo declino politico che da tempo ventilano negli alti palazzi politici di mezzo mondo.
