Lavoro (Foto da Pixabay)
Gli effetti che la corsa globale verso le tecnologie digitali di nuova generazione rischiano di avere sul Pil e sul mercato del lavoro sono al centro di un approfondimento di Natale Forlani sulle conseguenze per il modello economico e sociale dell’Unione Europea. La profonda trasformazione indotta dall’intelligenza artificiale e infrastrutture digitali avanzate sta ridisegnando la competitività mondiale, favorendo paesi come Usa e Cina che usano la propria capacità di attrarre investimenti, dominare applicazioni tecnologiche e controllare filiere produttive. Allora la capacità di mobilitare risorse, infrastrutture, competenze e innovazioni diventa un aspetto importante per determinare chi sarà competitore dominante nel prossimo decennio.
L’Europa, il cui modello è incentrato su liberalizzazione dei mercati ed economia sociale di mercato, incontra difficoltà nel riconfigurare la propria governance economica in funzione di questa nuova fase tecnologica. Il modello europeo, pur avendo solide fondamenta nel capitale umano, nei consumatori e nei principi sociali, mostra debolezze nel controllare le risorse e nella velocità di adattamento a scenari in rapido mutamento. Il rischio, avverte Forlani, è che la competizione tecnologica possa spiazzare l’UE se non si rivedono piani di investimento, coordinamento delle politiche industriali e supporto alle innovazioni che coinvolgano attori pubblici e privati in modo più efficace.
