Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia (Ansa)
La proposta di riforma del catasto ha riacceso l’allarme patrimoniale in Italia: il timore è che la revisione delle rendite catastali comporti un aumento della tassazione immobiliare. La norma punta all’aggiornamento dei valori catastali, su cui si basano diverse tasse come IMU, Tasi e imposte indirette, rendendoli più coerenti con i prezzi di mercato, ma per Ciro Acampora questa operazione rischia di far emergere una maggiore base imponibile che, pur non essendo una “nuova tassa”, porterebbe a un carico fiscale più alto per i proprietari di case. Critici e oppositori parlano di una patrimoniale mascherata, perché l’aumento della base catastale farebbe aumentare in automatico le tasse per i contribuenti.
Con la riforma del catasto il governo vuole rendere il fisco moderno, correggendo le rendite storiche non più coerenti con i veri valori degli immobili: con quelli aggiornati, ci sarebbe più equità e trasparenza, e si eviterebbero distorsioni tra zone geografiche e categorie di immobili. Ma l’idea non convince tutti, infatti esponenti di partiti di opposizione, associazioni di consumatori e rappresentanti del mondo immobiliare parlano appunto di rischio di “tassa patrimoniale” mascherata. Nel mirino potrebbero finire in particolare classe media e piccoli proprietari: altro che crescita di redditi, subirebbero invece un aggravio fiscale.
