Nuovo Testamento (web)
Dopo la recente scoperta di un antichissimo poemetto inglese, in gruppo di ricercatori di Glasgow è riuscito a trovare la bellezza di 42 pagine “perdute” che facevano originariamente parte del Nuovo Testamento, già note agli studiosi ma che si credeva che non sarebbero mai più venite alla luce: non a caso, furono rinominate “Codex H” e conterrebbero una copia delle Lettere di San Paolo, smarrite – secondo le tesi più accreditata – attorno al decimo secolo.
Furono, infatti, i monaci del Grande Monastero della Lavra in Grecia a mettere originariamente le mani su quelle 42 pagine del Nuovo Testamento, decidendo – com’era prassi all’epoca, per quanto oggi appaia incredibile – di smontare il manoscritto che le conteneva per riutilizzare le pagine, le rilegature e gli altri pregiati materiali di cui era composto: da quel momento le pagine sono state perse in un lunghissimo viaggio che nei secoli ha toccato buona parte d’Europa, arrivando anche fino alla Russia.
Diversi frammenti delle pagine perdute del Nuovo Testamento, poi, furono trovati grazie a un complesso lavoro da parte di un monaco francese, ma mai prima d’ora ne erano state recuperate una simile quantità: un lavoro – quello condotto a Glasgow – complesso e che ha sfruttato la tecnica dell’imaging multispettrale, individuando delle impronte di inchiostro invisibili a occhio nudo sotto ai ricalchi degli anni successivi; mentre il contenuto delle pagine – come accennavamo prima – altro non è se non le Lettere paoline, già note e parte consolidata dal credo cattolico.
