Rupia, India (Foto da Pexels)
La Banca centrale indiana (RBI) ha messo in atto una mossa valutaria che potrebbe alterare gli equilibri tra India e Stati Uniti e irritare Washington: nell’anno passato la rupia indiana ha mostrato pressioni al deprezzamento rispetto al dollaro USA, chiudendo in calo di circa il 4,7% e toccando livelli di minimo che non si vedevano da anni. Questo trend, secondo Mauro Bottarelli, ha coinciso con una forte espulsione di capitali esteri dal mercato azionario e ha messo in evidenza la vulnerabilità dell’economia indiana alle tensioni commerciali e tariffarie con gli Usa.
Sotto la guida del nuovo governatore Sanjay Malhotra, la RBI ha adottato fatto in modo che il tasso di cambio inizialmente si indebolisse per poi intervenire con un programma di acquisti di rupie e operazioni di liquidità , così alla fine di dicembre, sono stati immessi circa 2,90 trilioni di rupie (circa 32 miliardi di dollari) nel sistema finanziario per stabilizzare il mercato e frenare la svalutazione.
Tutto ciò serve a limitare la dipendenza dal dollaro ed è una sfida implicita alla supremazia della valuta americana o l’India sta solo provando a rafforzare l’indipendenza della propria politica monetaria e ampliare l’uso della rupia negli scambi internazionali?
Gli sviluppi riflettono tensioni più ampie sul ruolo del dollaro e sul desiderio di alcune economie emergenti di ridurre la loro vulnerabilità alle fluttuazioni della valuta statunitense, anche se l’obiettivo di sostituire il dollaro come principale valuta di riserva globale resta lontano e non dichiarato ufficialmente da Nuova Delhi.
