von der Leyen e Kallas (Ansa)
A ridosso delle discussioni sull’approvazione del 20esimo pacchetto di sanzioni UE alla Russia da parte di Bruxelles – con l’ingombrante problema rappresentato dal probabile veto da parte dell’Ungheria che potrebbe bloccare la trattativa – Marco Zacchera ha pubblicato su ilSussidiario.net un’interessante riflessione sugli effetti che le sanzioni europee approvate fino a questo momento hanno ottenuto; ben lontani – a suo avviso – dall’indebolire la macchina bellica del Cremlino.
Zacchera, infatti, ricorda che solamente 42 mesi fa dichiarava che le sanzioni UE alla Russia stavano già avendo ampi effetti tra una “produzione automobilistica crollata”, l’impossibilità di trovare “pezzi di ricambio” per gli aerei e “microchip” per le “attrezzature militari”; sostenendo il pieno supporto dell’Europa al fianco dell’Ucraina grazie alle “sanzioni più severe che il mondo abbia mai visto”.
42 mesi e 19 pacchetti di sanzioni UE alla Russia dopo, però, la situazione sembra essere nettamente diversa, con quell’unione di intenti in Europa che sembra derivare davanti all’ipotesi di “bloccare le petroliere russe” e l’economia maggiormente colpita che sembra essere proprio quella europea: a dimostrarlo c’è il semplice fatto che in queste ore “il governo italiano debba stanziare (..) miliardi per ridurre i costi energetici” e forse ciò che servirebbe a Bruxelles è una profonda rivalutazione dello strumento sanzionatorio.
