Il ministero dell'Istruzione e del Merito (Ansa)
La domanda di una studentessa in classe diventa per il sacerdote ambrosiano Sergio Arosio uno spunto per una riflessione sulla riforma della scuola, che non può essere una collezione di cambiamenti, ma un’occasione di miglioramento. “Perché un’altra riforma scolastica? Non si può stare tranquilli quando qualcosa è sistemata?“, chiedeva l’alunna.
Arosio richiama casi di altre riforme, come quelle nella Chiesa, per dimostrare che quello che conta non è l’accumulo di modifiche superficiali, ma la qualità delle trasformazioni. Dal pensiero storico e filosofico di Benedetto XVI e Kierkegaard emerge l’idea che l’innovazione non sia un fine da raggiungere superficialmente.
Le domande e i dubbi sulle riforme nascono dal fatto che troppo spesso esse vengono ritenute novità fini a se stesse, che non toccano le vere esigenze di chi vive la scuola ogni giorno, e che non riescono a inserirsi in una prospettiva storica e culturale più grande. La storia scolastica italiana è caratterizzata da continui tentativi di adattamento a nuovi bisogni sociali e civili, ma per Arosio non servono “aggiornamenti tecnici”: le trasformazioni devono rispondere ai bisogni reali della scuola e della società.
