Il presidente siriano al Sharaa, ex jihadista (Ansa)
La situazione in Siria – dopo poco più di un anno dalla caduta di Assad – sembra essere nuovamente complessa con quell’idea di paese unitario che Al Sharaa avrebbe voluto creare sotto la sua presidenza che si sta progressivamente disgregando a causa di storiche (e mai risolte) tensioni tra i tanti popoli che abitano il territorio siriano: a spiegare costa sta succedendo e quale futuro si può immaginare per Damasco ci ha pensato – sulle pagine de ilSussidiario.net – Bernard Selwan Khoury, direttore italo-libanese del Centro studi sul mondo arabo Cosmo.
Il fulcro nelle nuove ostilità in Siria – spiega Khoury – è “la minoranza curda” che oltre a essersi strenuamente opposta alle forze di Assad, fu anche la principale antagonista dei jihadisti, tra i quali si trovava anche “l’attuale presidente Al Sharaa”, all’epoca volto a Damasco di “al-Qaeda”: un conflitto – quello tra curdi e jihadisti – “che risale a centinaia di anni or sono” e che ancora oggi fatica a trovare reali soluzioni; nonostante i tentativi (finora falliti) di Al Sharaa di integrare i curdi all’intero dell’esercito regolare.
L’attuale immagine della Siria, insomma, è quella di un paese “frammentato” in cui potrebbero scoppiare numerose “guerre civili” che vedrebbero coinvolti – su fronti diversi – i “siriani tra le forze di Al Sharaa”, quelli che si trovano “nello Stato islamico”, i “drusi” e le “forze di sicurezza governative”: il futuro maggiormente praticabile – secondo Khoury -, insomma, sembra essere quello che porterà alla creazione di “una sorta di federazione” e non più “un Paese unico governato da una sola entità”.
