Antonio Filosa, CEO Stellantis (Foto: ANSA-EPA/CAROLINE BREHMAN)
Per Angelo Colombini, consigliere del CIV INAIL, c’è un legame tra la crisi Stellantis e le politiche del Green Deal Ue, non a caso sulle colonne de IlSussidiario.net parla di un “mix letale” per l’occupazione industriale,. Il punto di partenza è la situazione critica dell’automotive: dal 2019 le immatricolazioni in Europa sono calate di circa 3,5 milioni di unità e la quota di veicoli elettrici non supera il 20% del mercato, tra costi energetici alti, regole ambientali stringenti e una domanda reale che fatica a decollare, soprattutto per i modelli elettrici.
Stellantis, infatti, ha registrato una forte riduzione della produzione italiana (-20% l’anno scorso), perdita di quote di mercato e costi straordinari per 22 miliardi legati a una sovrastima della transizione all’elettrico. Il titolo azionario del gruppo ha inoltre perso oltre il 25% in Borsa, riflettendo l’incertezza sul futuro industriale.
Per Colombini, la combinazione tra regolamentazioni ambientali europee rigide, mancati incentivi efficaci e l’evoluzione del mercato rischia di mettere a repentaglio centinaia di migliaia di posti di lavoro lungo tutta la filiera della componentistica automotive, con impianti operanti ben sotto la loro capacità produttiva e lavoratori in cassa integrazione. A questo si aggiunge l’incognita sulle gigafactory italiane, con progetti come quello di Termoli già cancellati e la prospettiva di sempre maggiori importazioni di auto cinesi se non sarà definita una strategia industriale chiara.
Per l’esperto servono, dunque, interventi urgenti da parte dell’Ue e del Governo italiano per salvaguardare la capacità produttiva, sostenere gli investimenti, rivedere obiettivi troppo vincolanti e incentivare la ricerca e la produzione sul territorio, evitando la possibile desertificazione industriale e la perdita di posti di lavoro.
