Iran, l'ayatollah Khamenei (Foto: Ansa)
Ucciso un ayatollah – peraltro già prossimo alla fine naturale della sua vita, con una veneranda età di 86 anni e una malattia galoppante che lo affliggeva da tempo – per l’Iran è arrivato il momento di eleggerne un altro, di fatto (almeno, sulla carta) invalidando parte del piano di USA e Israele, che vedevano nell’abbattimento della Guida Suprema una possibile leva per il regime change: proprio sulla successione della Guida si è concentrato Michele Brignone in un’analisi pubblicata in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net.
Già da ore – ricorda Brignone – circolano voci (non ancora confermate) che vorrebbero un Iran spiritualmente guidato dal figlio dell’ayatollah Mojtaba Khamenei: una tesi lanciata da un sito londinese e che rappresenterebbe – se confermata – un’assoluta novità che romperebbe quei principi base dettati da Khomeini che vedono nella successione di sangue un’alternativa da evitare; peraltro, fermo restando che Majtaba non ha neppure le necessarie credenziali teologiche per guidare il paese.
Oltre al figlio dell’ayatollah, c’è chi guarda con fiducia ad Ali Larijani – oppure al fratello Sadeq, forte di una formazione religiosa -, ma secondo Brignone l’ipotesi più probabile è quella di una figura “rodata dalla guerra”: in tal senso, il rischio del tentativo di regime change da parte di USA e Israele è che si crei un nuovo Iran “ancora più intransigente”, magari apparentemente “meno aggressivo sul piano internazionale” ma – al contempo – molto più “brutale su quello interno”.
